Approfondimenti, analisi di mercato, incentivi e strategie per migliorare l’efficienza energetica, ridurre i costi e supportare la transizione energetica delle imprese.
Blog sulla Consulenza Energetica per le Aziende

Autore: Nicola Collarini
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15 giugno 2026
La gestione spot dell’energia funziona… finché non smette di funzionare. Scenario tipico: azienda industriale, consumi importanti, “tutto sotto controllo”. Si guarda la bolletta, si tratta il prezzo a scadenza, si corre quando c’è un problema. Poi succede una di queste cose: ➡️ Cambia un profilo/una clausola e il costo reale si muove senza che nessuno se ne accorga subito; ➡️ Arrivano richieste di filiera o audit interni e i dati non sono pronti (o non sono difendibili); ➡️ Il prezzo diventa la scusa ma il problema è la mancanza di governance. Il punto è che il tema energia non è un evento ma un processo. E i processi o li governi con continuità o prima o poi li subisci. La gestione spot è reattiva. Ti accorgi delle cose quando hanno già impattato. La gestione continuativa è disciplina e prevede dati affidabili, ruoli chiari, verifiche periodiche, decisioni tracciabili. Non è più lavoro. È meno rischio. E, in molte aziende, è anche l’unico modo per proteggere margini e continuità operativa. Vale la pena fare un check interno: hai ruoli, dati e routine di verifica o stai ancora lavorando per eccezioni? Se ti fa piacere, sono disponibile a un confronto.

Autore: Nicola Collarini
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15 giugno 2026
Per noi di Collarini Energy Consulting la nascita di STB Impact Advisory SB è un passaggio molto importante. Perché completa il nostro perimetro di attività dalla gestione tecnico-energetica e ambientale che seguiamo ogni giorno, alla dimensione di governance e strategia d’impresa. In pratica, permette di accompagnare le aziende con un approccio più integrato, dove sostenibilità, dati e decisioni stanno nello stesso quadro. Come sappiamo infatti, oggi la sostenibilità non resta “un capitolo a parte” e ha effetti diretti su come l’impresa viene valutata e scelta. Rafforza il brand, apre l’accesso a capitali e opportunità, qualifica l’azienda come fornitore e aiuta ad attrarre e trattenere talenti. STB nasce proprio per guidare le aziende nel loro percorso di sostenibilità. Diciamo che STB è il passo che mancava per rendere il percorso più semplice da gestire e più solido da dimostrare.

Autore: Nicola Collarini
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15 giugno 2026
ISO 50001: il rischio non è “non averla”. È trattarla come una pagella di fine anno. Vedo spesso questo schema: certificazione fatta, audit passato, documento archiviato. Poi silenzio per 11 mesi. Il problema è che la ISO 50001 non nasce per “chiudere un adempimento”. Nasce per tenere vive procedure e decisioni. È un sistema di gestione che deve lavorare durante l’anno e non solo quando arriva l’auditor. Quando resta sulla carta succedono sempre le stesse cose, ovvero l’Energy Manager rimane “da solo” e diventa un presidio personale non aziendale, l'ufficio acquisti gestisce i contratti senza una lettura integrata con consumi e obiettivi e l'HR non è coinvolta su ruoli, responsabilità, competenze e routine operative. Il risultato è che il certificato c’è ma il sistema no. E senza sistema il team non produce contenuti utili alla Direzione. ISO 50001, fatta bene, è un lavoro costruito con l’azienda e con il suo team (energia, acquisti, personale, produzione), che genera un flusso costante di evidenze, dati affidabili, azioni correttive, scostamenti spiegati e risultati misurabili. Perché l’Alta Direzione non “compra” una certificazione. Decide una direzione e vuole vedere il ritorno del lavoro, in termini di performance, di rischio sotto controllo e di decisioni più solide. Domanda semplice: oggi nella tua azienda ISO 50001 è un audit annuale o un presidio che produce risultati tutto l’anno?

Autore: Nicola Collarini
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15 giugno 2026
Non è il 2022. Ma il messaggio è lo stesso. Il nuovo shock sui prezzi di gas ed elettricità legato alla crisi in Medio Oriente non ha ancora raggiunto livelli estremi. Eppure basta guardare le proiezioni per capire che non serve un picco record per fare male ai margini. La differenza oggi non è nei numeri. È nella preparazione delle aziende. La lezione del 2022 qualcosa ha insegnato. Ha avuto ragione chi ha investito in autoproduzione da rinnovabili. Scelta impegnativa, costosa, con lavori e capitale immobilizzato. Oggi significa minore esposizione alla rete, maggiore stabilità dei costi e una posizione ESG concreta, non solo dichiarata. Ha avuto ragione chi ha impostato una pianificazione degli acquisti con target price, fissando quote di volume a prezzo fisso quando le condizioni erano coerenti con i propri obiettivi industriali. Non si tratta di indovinare il mercato, ma di governare l’esposizione. Ha avuto ragione chi ha valutato PPA a prezzo fisso per approvvigionamenti green, unendo copertura economica e strategia ambientale. La crisi non si elimina. Si gestisce. Dunque a mio avviso, il punto oggi non è chiedersi se torneremo ai livelli del 2022 ma capire quanto sei esposto se succede. In questo scenario, la pianificazione degli acquisti e la diversificazione delle fonti non sono dunque un tema da report ESG ma una vera e propria scelta industriale. La mia domanda è quindi questa: la tua azienda sta ancora reagendo al prezzo o ha deciso qual è il suo livello di rischio accettabile?

Autore: Nicola Collarini
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15 giugno 2026
Molti mi chiedono “la procedura corretta” per gestire energia, obblighi energivori, ISO 50001 o requisiti ESG. La risposta, spesso, non piace perché non esiste una procedura valida per tutti. Esiste la procedura coerente con: ✅ Il profilo di consumo dell’azienda; ✅ La struttura organizzativa interna; ✅ Il livello di maturità dei dati; ✅ Le scelte industriali già fatte; ✅ Il tipo di esposizione al rischio che la Direzione è disposta ad accettare. Due aziende entrambe energivore possono avere percorsi diversi. Una può dover lavorare su audit e attuazione delle misure. Un’altra sulla struttura contrattuale. Un’altra ancora sulla qualità del dato e sulla tracciabilità. Le norme sono le stesse. L’applicazione non lo è. Tutto questo per dire che nel mio lavoro non consegno checklist standard. Costruisco piuttosto procedure sostenibili nel tempo, che l’azienda sia in grado di mantenere anche tra un audit e l’altro. Perché una procedura che funziona solo sulla carta non è una procedura. É un rischio differito. Dunque la domanda utile che ti invito a porti non è “qual è la regola giusta?” ma “qual è il modello operativo coerente con la mia azienda?”.

Autore: Nicola Collarini
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12 giugno 2026
La sostenibilità, in azienda, smette di essere “un tema” quando produce effetti misurabili e quello che osservo sul campo è che chi la tratta come un documento resta fermo, mentre chi la governa come un processo ottiene leve molto tangibili. La prima riguarda il brand. La reputazione non si costruisce con un claim ma con scelte coerenti che clienti, partner e investitori riconoscono come impegno e visione. Poi ci sono capitali e opportunità. Banche, investitori e bandi stanno diventando più selettivi. Un impianto ESG strutturato rende l’azienda più leggibile e spesso più competitiva nei processi di valutazione. C’è anche un tema di filiera. Sempre più imprese qualificano i fornitori su criteri ESG. Misurare e rendicontare le performance serve per restare dentro gli standard richiesti e facilitare nuove collaborazioni. Infine, le persone. I talenti non cercano perfezione, cercano direzione. Un’organizzazione che dimostra coerenza e impatto reale è più credibile e più capace di trattenere competenze. Il punto, come sempre, è la governance. Dati solidi, responsabilità
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