Non è il 2022. Ma il messaggio è lo stesso.

Non è il 2022. Ma il messaggio è lo stesso.
Il nuovo shock sui prezzi di gas ed elettricità legato alla crisi in Medio Oriente non ha ancora raggiunto livelli estremi. Eppure basta guardare le proiezioni per capire che non serve un picco record per fare male ai margini.

La differenza oggi non è nei numeri. È nella preparazione delle aziende.


La lezione del 2022 qualcosa ha insegnato.
Ha avuto ragione chi ha investito in autoproduzione da rinnovabili.
Scelta impegnativa, costosa, con lavori e capitale immobilizzato.
Oggi significa minore esposizione alla rete, maggiore stabilità dei costi e una posizione ESG concreta, non solo dichiarata.


Ha avuto ragione chi ha impostato una pianificazione degli acquisti con target price, fissando quote di volume a prezzo fisso quando le condizioni erano coerenti con i propri obiettivi industriali. Non si tratta di indovinare il mercato, ma di governare l’esposizione.
Ha avuto ragione chi ha valutato PPA a prezzo fisso per approvvigionamenti green, unendo copertura economica e strategia ambientale.
La crisi non si elimina. Si gestisce.
Dunque a mio avviso, il punto oggi non è chiedersi se torneremo ai livelli del 2022 ma capire quanto sei esposto se succede.


In questo scenario, la pianificazione degli acquisti e la diversificazione delle fonti non sono dunque un tema da report ESG ma una vera e propria scelta industriale.
La mia domanda è quindi questa: la tua azienda sta ancora reagendo al prezzo o ha deciso qual è il suo livello di rischio accettabile?

Autore: Nicola Collarini 15 giugno 2026
La gestione spot dell’energia funziona… finché non smette di funzionare. Scenario tipico: azienda industriale, consumi importanti, “tutto sotto controllo”. Si guarda la bolletta, si tratta il prezzo a scadenza, si corre quando c’è un problema. Poi succede una di queste cose: ➡️ Cambia un profilo/una clausola e il costo reale si muove senza che nessuno se ne accorga subito; ➡️ Arrivano richieste di filiera o audit interni e i dati non sono pronti (o non sono difendibili); ➡️ Il prezzo diventa la scusa ma il problema è la mancanza di governance. Il punto è che il tema energia non è un evento ma un processo. E i processi o li governi con continuità o prima o poi li subisci. La gestione spot è reattiva. Ti accorgi delle cose quando hanno già impattato. La gestione continuativa è disciplina e prevede dati affidabili, ruoli chiari, verifiche periodiche, decisioni tracciabili. Non è più lavoro. È meno rischio. E, in molte aziende, è anche l’unico modo per proteggere margini e continuità operativa. Vale la pena fare un check interno: hai ruoli, dati e routine di verifica o stai ancora lavorando per eccezioni? Se ti fa piacere, sono disponibile a un confronto.
Autore: Nicola Collarini 15 giugno 2026
Per noi di Collarini Energy Consulting la nascita di STB Impact Advisory SB è un passaggio molto importante. Perché completa il nostro perimetro di attività dalla gestione tecnico-energetica e ambientale che seguiamo ogni giorno, alla dimensione di governance e strategia d’impresa. In pratica, permette di accompagnare le aziende con un approccio più integrato, dove sostenibilità, dati e decisioni stanno nello stesso quadro. Come sappiamo infatti, oggi la sostenibilità non resta “un capitolo a parte” e ha effetti diretti su come l’impresa viene valutata e scelta. Rafforza il brand, apre l’accesso a capitali e opportunità, qualifica l’azienda come fornitore e aiuta ad attrarre e trattenere talenti. STB nasce proprio per guidare le aziende nel loro percorso di sostenibilità. Diciamo che STB è il passo che mancava per rendere il percorso più semplice da gestire e più solido da dimostrare.