Non è il 2022. Ma il messaggio è lo stesso.

Non è il 2022. Ma il messaggio è lo stesso.
Il nuovo shock sui prezzi di gas ed elettricità legato alla crisi in Medio Oriente non ha ancora raggiunto livelli estremi. Eppure basta guardare le proiezioni per capire che non serve un picco record per fare male ai margini.
La differenza oggi non è nei numeri. È nella preparazione delle aziende.
La lezione del 2022 qualcosa ha insegnato.
Ha avuto ragione chi ha investito in autoproduzione da rinnovabili.
Scelta impegnativa, costosa, con lavori e capitale immobilizzato.
Oggi significa minore esposizione alla rete, maggiore stabilità dei costi e una posizione ESG concreta, non solo dichiarata.
Ha avuto ragione chi ha impostato una pianificazione degli acquisti con target price, fissando quote di volume a prezzo fisso quando le condizioni erano coerenti con i propri obiettivi industriali. Non si tratta di indovinare il mercato, ma di governare l’esposizione.
Ha avuto ragione chi ha valutato PPA a prezzo fisso per approvvigionamenti green, unendo copertura economica e strategia ambientale.
La crisi non si elimina. Si gestisce.
Dunque a mio avviso, il punto oggi non è chiedersi se torneremo ai livelli del 2022 ma capire quanto sei esposto se succede.
In questo scenario, la pianificazione degli acquisti e la diversificazione delle fonti non sono dunque un tema da report ESG ma una vera e propria scelta industriale.
La mia domanda è quindi questa: la tua azienda sta ancora reagendo al prezzo o ha deciso qual è il suo livello di rischio accettabile?







